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Training Autogeno origini.

L’ideatore del Training Autogeno è Iohannes Schultz Johannes Heinrich, neurologo e psichiatra, nato nel 1884 a Gottingen, e morto a Berlino nel 1970.

Egli lavorò alla elaborazione del TA negli anni tra il 1908 e il 1912, la sua è la più attuale delle applicazioni, tuttavia ultimamente è stata rivisitata in chiave 2000. Siamo composti fisicamente come negli anni 1900, ma adesso abbiamo pensieri e problematiche diverse ed anche l’approccio ad esse si è evoluto.

Il training autogeno resta attuale come 100 anni fa ed è una pratica sempre più diffusa in diversi ambiti psichiatrici e terapeutici. La storia del TA ci aiuta a comprendere anche i suoi presupposti teorici.

Schultz conosceva ed applicava l’ipnosi come terapia, non era però soddisfatto della dipendenza del paziente dal terapeuta.

Differenze tra TA e Yoga.

Conoscitore dello Yoga Schultz ne individuò i limiti. La difficoltà di adattare alla cultura europea del tempo un approccio dalle profonde radici orientali, con basi filosofiche e culturali profonde.

Il Training Autogeno non è una pratica di Yoga, bensì una evoluzione, il training autogeno risponde alle risposte terapeutiche analoghe allo yoga ma ne supera i limiti.

Si dedicò pertanto alla ricerca di una tecnica che fosse di facile apprendimento e fruibile da un grande numero di persone.

Dopo aver studiato i lavori di un grande esperto di autoipnosi, Oskar Vogt (1893-1900), e quelli di altri autori che negli Stati Uniti studiavano il fenomeno dell’autoipnosi.

Schultz voleva che la tecnica, una volta appresa, potesse essere utilizzata in autonomia dal paziente. Lo scopo era quello di arrivare gradualmente al distacco dal terapeuta.

Come si arriva al Training Autogeno.

Elaborò dunque un metodo che, con il costante allenamento (training) desse modo al paziente di immergersi in uno stato psichico molto simile all’ipnosi (autogeno).

Quando uscivano dall’ipnosi i pazienti riferivano di aver provato una benefica disconnessione dall’ambiente seguita da una sensazione di pesantezza e una di calore. Scientificamente spiegate con la decontrazione muscolare e la vaso dilatazione).

Queste stesse sensazioni, poi, quando ben padroneggiate, portano al distacco dall’ambiente, che è il punto di partenza della trance.

Si inverte dunque il processo. Con l’ipnosi si parte dall’induzione della trance per arrivare a sensazioni psicofisiche, mentre con il TA ci si allena a vivere tali sensazioni. Si arriva dunque ad uno stato mentale simile alla trance, lo stato autogeno, appunto.

Vuoi dunque sapere quali sono le applicazioni migliori per utilizzare il TA? Perchè e come può cambiarti la vita?

Leggile nel prossimo articolo “Il TA ti cambia la vita.”

Fonte: Wikipedia, immagini raccolte dal web.

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